Nonostante un riccio protettivo ricco di spine, la castagna è un frutto dolcissimo, tutto da gustare. Come nei ravioli di castagna con ragu di zucca del menu del 24/10 del Cafè Mash, in occasione di Stasera cucino io! con… Guido Catalano.
La castagna è un frutto particolare, ricco d’amido come i cereali, usato spesso per preparare farine (utili per i nostri ravioli!). Con la castagna si producono prelibatezze come le marmellate, la polenta, il miele di castagno, il Castagnaccio o i marron glacé, ma anche le comuni caldarroste si difendono benissimo! Le castagne sono tipicamente autunnali e si distinguono in castagne propriamente dette, e marroni. Le prime sono le figlie del castagno selvatico e possono avere sapore e dimensioni differenti; i marroni invece sono i figli dell’alberto coltivato e si è più “sicuri” sul loro sapore. Esistono numerose varietà: la Montemarano, la castagna della Madonna e il marroncino di Melfi.

L’albero dal quale cresce la castagna, è forse originario del Maro Nero, ed era certamente noto ai soliti greci e romani. Alcuni studi recenti, però, fanno risalire i natali del castagno fino alle epoche preistoriche. Questa pianta continuò a diffondersi in tutta Europa per merito dei monaci: era molto amata, sia per i frutti che per il prezioso legname, compatto, resistente all’umidità e alla decomposizione, perché ricco di tannini, e quindi utile nelle costruzioni strutturali. Questo amore durò fino all’ampliamento delle colture di cereali, che soppiantarono il castagno, sulla tavola, dal Rinascimento fino a tutto l’Ottocento. Anche il legname vide una battuta d’arresto, a causa dell’industrializzazione e dell’introduzione di nuovi materiali, come metallo e plastica.
Le origini antichissime del castagno hanno prodotto piante monumentali e centenarie, come a La Salle (Valle d’Aosta, 400 anni), a Sant’Alfio (Sicilia, 22 metri di altezza per 22 di diamentro, 2000 anni di età!) e a Melle (Piemonte, 300 anni).
Il castagno non è solo un albero nobile che dà legno e frutti, ma anche un tema tutto da leggere e guardare: poeti, scrittori e pittori infatti lo hanno citato in poemi, narrativa e quadri. Geni del calibro di Boccaccio, Nievo, Parini, Pascoli, Carducci, Deledda e Calvino, solo per citarne alcuni. All’estero, tracce di castagno si trovano in Sartre, Orwell, Hesse. Lo possiamo ammirare nelle opere di Arcimboldo, Cézanne e Sisley.